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Innovazione è anche valorizzazione del genius loci

L’arte concettuale e l’innovazione tecnologica (che ha portato a produrre in serie le tessere da mosaico creando texture anche molto complesse, ma limitate al rivestimento bidimensionale di superfici e forme) hanno fatto dimenticare a tanti l’importanza del patrimonio della cultura del fare.

 

Il bisogno di coprire centinaia di metri ricercando lo spettacolare effetto scenografico ha troppo spesso limitato la qualità in favore di una quantità di produzioni dalle quali ricavare guadagni più facili. Spostare all’estero la produzione (scegliendo di andare dove la manodopera costava meno) ha di fatto spinto ai margini tanti piccoli artisti-artigiani spesso costretti ad accettare proposte indecenti di contractors ben addestrati ma poco lungimiranti.

E’ ora di dire basta! e di pretendere un rispetto reale da chi riveste ruoli chiave nella valorizzazione del genius loci (vale a dire della identità di un territorio e dei propri valori legati alla cultura del fare).

E’ ora di chiedere spazi di discussione pubblici per comunicare la ricchezza di saperi costruiti in anni d’impegno, investimenti economici e giorni e giorni di sperimentazioni per aumentare la qualità delle proprie creazioni artistiche.

Concedere spazi gratuiti per esporre chiarendo che la promozione è un problema del singolo è gestire un luogo di rappresentanza (ad esempio bello come quello dei portici di Sala Loggia a Formigine) senza preoccuparsi di un progetto complessivo d’innovazione culturale.

Io ho il mio blog e una rete di collaborazioni grazie alle quali cerco e trovo contatti interessanti, artisti in altri campi coi quali fare nuove esperienze che spesso si traducono nella possibilità di condividere anche spazi espositivi. Valorizzando i singoli queste reti si ampliano. Il risultato non resta solo un guadagno privato ma può diventare una sinergia capace di attirare turismo con la qualità e l’onestà delle proprie proposte.