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  1. Ho conosciuto Cecilia tramite Facebook con l’occasione di una presentazione del mio libro nella sua città d’origine in provincia di Modena (“Saffo abita di fronte a me” – Ed. Smasher che verrà presentato il 10 dicembre prossimo alla biblioteca del Gufo a Formigine). Poi ho scoperto che fa la “spaccapietre” e io adoro i lavori non convenzionali e ho scoperto anche che porta avanti una battaglia per i diritti dei “diversi”.
    Io mi chiamo Barbara Audisio e faccio un lavoro convenzionale, ma poi ne ho un altro molto poco convenzionale, cioè la scrittrice. Scrivo libri e racconti prettamente a tematica LGBT. I “diversi”, come li chiamo io, quelli come me.
    Fin da piccola ho cercato in tutti i modi di esserlo. Diversa intenda. Forse perché prima ancora di capire bene il mio orientamento sessuale (diverso per l’appunto) avevo coscienza di essere diversa da tutti gli altri. Non meglio, non peggio, soltanto diversa. Chi di noi non lo è? Quando a 24 anni ho cominciato a giocare a calcio ho deciso di fare il portiere, perché in fin dei conti era l’unico ruolo con la maglia di un altro colore.
    Un amore spassionato per la diversità il mio.
    Crescendo, con l’arrivo della consapevolezza, ho capito che c’era un mondo che considerava la mia “diversità” una specie di male e ho cominciato a lottare per i diritti LGBT.
    Cecilia usa nell’articolo la parola gay-friendly. Io a tal proposito ricordo un giorno in cui andai a comprare una guida Lonely Planet per un viaggio che avrei fatto e mi feci accompagnare da un’amica. Chi come me ama questo genere di guide sa benissimo che verso il fondo c’è sempre un capitolo intitolato “gay-friendly” con indicazioni di locali, ristoranti, alberghi che ben accettano quelle come me. C’è addirittura un’intera guida intitolata così.
    Quando la mia amica notò ciò che stavo guardando e cioè quell’esatto capitolo al fondo di ogni guida, esordì con questa frase: “Ah, come me che guardo sempre se ci sono spiagge che accettino il mio labrador”.
    Da quel giorno e da quella frase capii che forse non era il caso di sentirsi “labrador” a tutti i costi ed era ora di smetterla di dipingersi diversi secondo le regole che Madre Società impone. Sono una donna, questo è quanto.
    Ci ho messo molto a fare coming out a 360°, ma ne è valsa la pena e coloro che amavo sono rimasti tutti (dal primo all’ultimo) accanto a me. Gli altri, forse, sono gli stessi che abbandonano i cani in autogrill e quindi sono sicura di non volerli frequentare.
    Grazie Cecilia per il blog e tutto il resto.
    Barbara

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